Calabria: gli incendi, il malaffare e la cattiva amministrazione

L’ emergenza incendi che sta funestando anche la nostra regione, dove l’ alto tributo alla follia distruttiva dei piromani è stato pagato anche con una vita umana, quella del giovane soldato Eugenio Nigro, e con migliaia di etteri di bosco bruciati , rende necessarie alcune riflessioni. Partiamo da un dato di fatto, in Calabria gli incendi hanno la causa principale nel dolo di chi lucra su di essi. In passato, non a caso, è stato scoperto che gli attacchi incendiari non erano figli della bravata del turista disattento o del represso di turno in cerca di forti emozioni, bensi’ opera di squallidi e organizzati personaggi che ritenevano cosi’ di dover distruggere interi e rigosciosi boschi, per estorcere il rinnovo di un contratto di lavoro in scadenza o addirittura, attraverso questa singolare via, di poter accedere a cambi di destinazione dei terreni ove potere costruire. Con riferimento a quest’ ultimo punto vi è da dire che a distanza di ben sette anni, finalmente ci si è accorti che uno degli strumenti piu’ importanti che il legislatore con la lenne N 253/2000 aveva apprestato è stato del tutto ignorato dai due terzi dei Comuni, alla cui cura era stato affidato. Stiamo parlando del catasto degli incendi boschivi, vale a dire della registrazione sistematica delle aree attraversate dal fuoco al fine di vincolare le stesse, attraverso una serie di divieti e di sanzioni, per un periodo non inferiore a 15 anni dagli incendi, alla destinazione antecedente all’ evento dannoso. Con esso è vietata per 10 anni, su terreni interessati da incendi la realizzazione di edifici, di strutture ed infrastrutture finalizzati ad insediamenti civili ed ad attivita’ produttive, fatti salvi i casi in cui per la realizzazione sia gia’ rilasciata, in data antecedente l’ incendio e sulla base degli strumenti urbanistici vigenti a tale data la relativa autorizzazione o concessione. Sono vietrate per cinque anni, sulle aree percorse dal fuoco, le attivita’ di rimboschimento e di ingegneria ambientale sostenute con risorse finanziarie pubbliche, salvo specifica autorizzazione concessa dal ministero dell’ ambiente , per le aree protette natuarali statali, o dalla regione competente. Sono altresi’ vietati per 10 anni limitatamente alle zone boscate percorse dal fuoco il pascolo e la caccia. Orbene, leggendo questa norma per la prima volta, saranno molti i cittadini, i quali magari non esperti di pubblica amministrazione o di legislazione degli enti locali, si chiederanno, ma se la norma c’è perchè non la si applica?. Omeglio perchè in alcune regioni cosiddette virtuose è stata applicata, mentre soprattutto in Calabria, guarda caso, i Comuni hanno fatto nella maggior parte dei casi orecchie da mercante?. è solo una questione di fondi necessari e mancanti o vi è alla base la solita congenita incapacita’ di volere affrontare e risolvere i problemi? E poi perchè si è dovuto attendere l’ emergenza di questi giorni, con tutte le conseguenze evitabili del caso per accorgersi che i vigili del fuoco in Calabria e soprattutto a Cosenza sono del tutto insufficienti? nessuno poteva intervenire per tempo?. Ed i numerosi forestali, si’, proprio quelli tirati in ballo a suo tempo da Calderoli, come esempio di un’ assistenzialismo tutto nostrano, non potrebberero essere meglio utilizzati , anche per arginare un fenomeno cche richiede un’ intervento forte e deciso?. Finora l’ analisi e la proposta?. Beh una noi ce l’ avremmo. Per riprendere la proposta di mons Bregantini che addirittura da un punto di vista religioso e repressivo , non ha esitato a parlare di scomunica e galera per chi compie questi vili atti incendiari, bisogna che i cittadini calabresi si riprendano la propria terra. Come ‘ Guardando al grande tesoro costituito dalla societa’ civile calabrese, soprattutto quella organizzata in un sano associazionismo, alieno da forme clientelari a cui pure vorrebberlo sottometterlo i soliti politici nostrani ed a cui purtroppo le pagine dei giornali sono sempre piu’ spesso rubate da ben altre e nefaste organizzazioni di carattere delinquenziale , si dovrebbe pensare ad una seria politica di prevenzione e soprattutto
di educazione alla legalita’ ed al rispetto dell’ ambiente in cui si vive. In altre parole bisogna che i boschi tornino ad essere frequentati dai cittadini, anche per imparare come si possono e debbono tutelare. Inoltre le stesse Istituzioni potrebbero affidare alle innumerevoli associazioni di volontariato, naturalmente monitorandole, coordinandole e premiandone l’ operato, alcune zone boschive piu’ esposte agli attacchi dei piromani, che si vedrebbero certamente ostacolati da una presenza costante ed attiva sul territorio. Del resto in altre zone d’Italia cio’ è stato fatto con risultati molto positivi. Ed allora perchè non provare tutti a metterci in gioco?. Ognuno di noi è chiamato a rispondere a questa battaglia di civilta’, ognuno di noi puo’ fare di piu’ ed evitare le terribili scene a cui siamo costreti ad assistere in questa infuocata estate. NPA Calabria

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