La verdura fa male (al portafoglio)
Se fosse la trama di un film sarebbe di sicuro un giallo. Tentare di spiegare come fare lievitare il costo di una lattiga da 60 centesimi alla pianta a 1 euro o 1 euro e venti nei supermercati è un’ operazione davvero complessa. Appena si prova a dare una giustificazione al problema ci si imbatte quasi immediatamente nella questione della filiera. Il punto essenziale sembrerebbe proprio quello dei passaggi : piu’ passaggi si fanno piu’ aumenta il costo del prodotto rispetto a quello della raccolta. Avviene cosi’ che al banco i prezzi degli ortaggi e della frutta risultino il triplo od il quadruplo rispetto alla prima vendita. La lattuga, infatti non è un caso isolato. Tutt’ altro. Le pesche sono vendute dai produttori a 35-50 centesimi al al kilo, ma non arrivano ai supermercati a meno di due euro. L’ elasticita’ del prezzo è un dato che riguarda anche altri prodotti. I peperoni, per esempio, sono venduti dal produttore a 50 centesimi, ma si trovano nei supermercati a non meno di 1,50 euro. Lo stesso vale sulle zucchine che vanno dai 40 centesimi alla raccolta a 1e 30 al grossista e per i pomodori il cui costo varia da 60 centesimi sempre alla raccolta a quasi 1,50 euro. L’ altro aspetto poco rassicurante, almeno per il consumatore, riguarda l’ estrema instabilita’ del listino. è il caso di dire : rivenditore che vai prezzo che trovi. Lo sa bene chi per fare quadrare i conti del proprio bilancio familiare è costretto ad acquisti oculati che impongono una spietata caccia al risparmio, è il caso di Anna che adotta una sua personale tecnica come calmiere dei prezzi. I pomodori di la’, i peperoni di qua, tutto seguendo
una precisa mappa dei punti vendita e delle loro offerte. La questione dei rincari precisa Francesco Mazzei, vicepresidente della Cia è molto delicata. Nel 90 % dei casi continua il produttore non ricava dagli aumenti alcun valore aggiunto. Per tutti commenta basti l’ esempio delle clementine il cui prezzo per i produttori è scaso fino a 10 centesimi. A fronte di questo ribasso del costo della produzione pero’ al banco il consumatore ha continuato a pagare il prodotto non meno di 1 euro e 50 centesimi. A dare piu’ forza a queste affermazioni è la stessa voce dei produttori. Gli imprenditori agricoli spiega Renzo Caligiuri, presidente del distretto agroalimentare di Lamezia, sono alle prese con una crisi del settore che non lascia respirare. Q uest’ anno afferma abbiamo avuto una crisi sulle primizie del 15-20 % mentre sulla frutta estiva del 20-30 %. I rincari legati ai diversi passaggi della filiera non riguardano solo gli ortaggi o la frutta, alimenti per i quali si debbono tenere in considerazione variabili come il clima o la deteriorabilita’ del prodotto, ma interessano altri beni di prima necessita’. In particolare il pane ed il latte. è aperto il dibattito su quanto incida in questi casi l’ aumento del costo delle materie prime. Si consideri che la spesa per un litro di latte al dettaglio arriva ad 1 euro e 20 centesimi, il suo prezzo alla stalla è di 40 centesimi. Questo commentano i produttori del latte per noi è insostenibile e portera’ inevitabilmente ad un ‘ aumento del prezzo. I costi secondo alcune cooperative che si occupano sia della produzione che della commercializzazione come il Pino di Tarsia, vanno inevitabilmente incontro ad un rialzo dal momento della raccolta a quello della vendita. A giustificare il rincaro sarebbero il trasporto, la logistica, l’ imballaggio. Passaggi della filiera che incidono pesantemente sul prezzo finale. Un punto di vista che per la verita’ non convince proprio tutti. In primo luogo gli agricoltori ed in seconda battuta i consumatori. Articolo di Federica Longo pubblicato dal quotidiano La Provincia cosentina in data 13/9/2007. Non convincono nè punto nè poco neanche noi azionisti che tramite la petizione popolare che rappresenta solo il primo passo per cercare di porre un freno alla speculazione sui prezzi, i passi successivi verranno discussi nella Direzione Nazionale. Noi chiediamo l’ istituzione da parte del Governo di una commissione parlamentare d’ inchiesta sulla speculazione commerciale, revisione del paniere ISTAT, creazione di spacci statali con prezzi politici racchiuse fino ad una fascia Isee , nascita dei cosiddetti frame-market, ed altre misure che trovate sulla home page del nostro sito nazionale. Dott Piero Ferrari segretario NPA Calabria