Mondo del lavoro fotografia attuale e mie considerazioni

Voglio trattare un’ argomento di carattere generale prima di tornare nuovamente alle vicenda calabresi, la questione salariale. Voglio citare un testo ed un documento per dimostrare come le semi-ideologie operano un formidabile oscuramento della realta’. Qualcuno avra’ avuto forse tra le mani un libro uscito di recente, scritto dal liberale conservatore, Geminello Alvi, “Una repubblica fondata sulle rendite “. Nel 2003ai lavoratori toccava il 48.9 % del reddito, nel 1972 era il 59, 2. La quota dei redditi da lavoro dipendente è regredita, ora è circa la stessa del 1951, quella dell’ Italia prima del boom. Il che vuol dire un dato non troppo distante da quel 46.6 che era la povera quota del 1881. Nel 1971 vi erano 2,5 occupati per lavotatore autonomo , nel 2004 sono tre. Il che significa che i dipendenti sono addirittura cresciuti in proporzione rispetto ad allora. Questa è l’ Italia, ovviamente per come sappiamo, il fenomeno è globale. èuscito ai primi d’ agosto l’ annuario di Mediobanca sulle prime 50 societa’ quotate in Borsa, pari al 90 % della sua capitalizzazione. Il Corriere della Sera in un’ articolo di Massimo Mughetti dal titolo “Ricavi, Profitti, finanza , il pensiero unico emargina il lavoro “. L’ autore nell’ articolo denuncia che la quota destinata al lavoro, in cinque anni cala, in relazione al valore aggiunto dal 40,8 al 30,8 grazie ai tassi ed all’ effetto euro, l’ avanzo va ai profitti lordi che passano dal 52,7 % al 63,7 % del valore aggiunto. La quota del valore aggiunto che va alle voci definite secondo gli standard convenzionali internazionali R&D ( ricerca e sviluppo ) per quanto attiene alla ricerca è inchiodata in Italia al 2,1 %, mentre la media europea è del 5,5, Germania 7,5%,USA 8,7 % Giappone 9,6 % del P.I.L. Il difetto di innovazione tecnologica è la ragione principe della bassa produttivita’ del lavoro. Che fine ha fatto questo tesoro ?. Accumulo di patrimoni privati e consumi signorili. La nostra borghesia detta in sintesi si è sputtanata un’ immenso tesoro accumulato dal lavoro. Questo dato trova assoluta conferma nelle statistiche sulla distribuzione della ricchezza e sui consumi di lusso, da anni in costante boom. Questo miracolo rovesciato da dove viene ‘ è avvenuto soprattutto grazie al lavoro precario ed al lavoro nero. Sul lavoro nero la stima è tra i quattro ed i cinque milioni di addetti, per una quota stimata dell’ economia reale del 25-30 %, in espansione e per il lavoro precario, nel reticolo delle forme nel quale si è costituito, le stime vanno dai 3 milioni ed 800 mila del Sole 24 Ore, ai 4- 5 milioni e mezzo della CGIL e di Luciano Gallino Il caso italiano naturalmente è figlio di due genitori , la lotta di classe condotta dai ricchi contro i poveri, ed il dominio globale del capitale finanziario che ha seguito la regola comprare il lavoro a prezzi orientali e rivendere merci a prezzi occidentali. In questo vuoto, in questo processo di svalorizzazione, emerge l’ affannosa ricerca, soprattutto nei ceti popolari di tutto il mondo, di una qualche identita’. Prendiamo il libro che va ora per la maggiore “L A Casta”. Non è vero che la politica si sia costituita in casta in una societa’ per sua natura aperta. è vero che la politica ha via via assunto le stesse wstrutture di casta che sono radicate nella societa’ italiana, si è adattata rinunciando alla riforma morale ed intellettuale, tipica di noi neoazionisti, finendo col convivere senza esagerati turbamenti, non solo con le corporazioni, con le consorterie delle classi dominanti ma finanche con questi aspetti ignobili che si chiamano mafia , camorra e Ndrangheta. è da qui che nasce la questione morale, che non puo’ che essere uno dei cuori battenti nel svolgere una funzione. Tratto da un’ articolo dell’ Onorevole Fabio Mussi pubblicato il 3/9/2007. Il problema salariale, il problema dell’ aumento indiscriminato dei prezzi , soprattutto di quei beni di prima necessita’ tipo pane, pasta, latte ecc ecc, per la quale NPA ha lanciato una petizione popolare che trovate sul sito nazionale del partito, incertezza per quanto attiene il lavoro e la disoccupazione, l’ elevato interesse pagato sul debito pubblico, bassa scolarita’ ed incertezza del futuro hanno determinato nel nostro paese l’ avversione totale della cosiddetta seconda societa’ alla politica tout court. In questo contesto si inserisce il fenomeno Beppe Grillo che con la cui demagogia e con il suo populismo NPA non vuole averci nulla a che fare, ha posto oggi come pregiudiziale per entrare a far parte delle liste civiche certificate la non iscrizione a partiti politici. Ebbene io mi onoro di essere dirigente di NPA, seppure come partito molto piccolo, siamo in costante crescita, non ho commesso reati, non sono mai stato giudicato in tribunale, non mi sono appropriato di un’ euro pubblico, oltre che impossibilitato dal fatto che noi neoazionisti siamo nati tre anni fa e non abbiamo mai gestito nulla, ma la nostra storia dimostra un’ elevato senso dell’ etica,della moralita’ e del senso dello Stato. Il Pda ha versato durante la Resistenza il piu’ elevato tributo di sangue in termini percentuali , non assoluti, fu un partito che alle elezioni raccolse l’ 1,4 % dei consensi e pati’ 4500 morti, non accettiamo patenti e certificati da nessuno e mettiamo tutti in guardia da chi ne chiede, in futuro vi potra’ essere il potente di turno che porra’ come durante un triste e non troppo lontano passato altre pregiudiziali. inoltre si deve fare una distinzione tra partiti presenti in parlamento e partiti fuori dal parlamento, non sono la stessa cosa.. Ci collochiamo nel centosinistra anche se siamo molto critici su di esso e sul Governo, la situazione italiana è seria, molto piu’ seria di quel che sembra tolti di mezzo i partiti con che cosa li sostituiamo ? col partito unico di Elio Veltri, Pancho Pardi , Roberto Alagna e Beppe Grillo, con l’ uomo forte di turno ? no grazie. Dott Piero Ferrari segretario regionale NPA Calabria

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