La rivoluzione democratica
Buongiorno perchè la Calabria ed il Sud in generale protestano ? Perchè la manifestazione Pro De Magistris ha riscosso successo, indipendentemente da come sia stata organizzata?. Ve lo spiego pian piano, facendovi capire la sostanziale differenza tra Qualunquismo ed Azionismo. Generalmente in uno Stato ricco, in una citta’ ricca, in un quartiere ricco chi protesta ? Una piccolissima parte della popolazione, vale a dire GLI INTELLETTUALI. Chi ha la pancia piena, chi gode di determinati agi, non protesta. Nel Sud, ed in Calabria in particolar modo, la maggioranza della popolazione sta male economicamente, molte donne non lavorano, ne lavorano due su dieci, molte famiglie sono monoreddito, vi sono qui da noi tanti padri di famiglia che hanno due o addirittura tre figli disoccupati. Questo fattore di difficolta’ economica di fronte ai privilegi della casta partitica ha prodotto la rabbia della gente. Se in una famiglia calabrese di quattro persone entrassero quattro stipendi da 1000 euro l’ uno questa famiglia se ne strafregherebbe della Casta partitica, dei sindacati, dei privilegi ecc ecc. e dell’ avocazione dell’ inchiesta a Luigi De Magistris. Questo malcontento, di natura esclusivamente economica, non morale o quant’altro, è molto simile a quello che serpeggiava tra gli italiani nell’ immediato dopoguerra. Allora esso produsse il Qualunquismo di Guglielmo Giannini, ( in quegli anni soprattutto nel meridione, l’ uomo dela strada pativa letteralmente la fame; si era nell’immediato dopoguerra, ed il povero pativa la fame prima e maggiormente di chi stava meglio.) Per questo il Qualunquismo attecchi’ maggiormente al Sud, cosi’ come oggi qui al Sud il neoqualunquismo attecchisce tra la gente comune e poco informata sui fatti della vita pubblica. Oggi nell’ uomo della strada aumenta sempre di piu’ la frustrazione frutto del contrasto impossibile tra gli irrangiuungibili e fatui modelli televisivi e la realta’ materiale e concreta dell’ esistenza sempre piu’ vuota e misera, non solo piu’ dal punto di vista spirituale ma anche dal punto di vista materiale. Questo offre oggi la societa’ al povero e da questo non si sfugge. Per il benestante vi è una maggiore cultura, gia’ nell’ ambiente familiare e relazionale, quindi uso di internet, conoscenza delle lingue, soprattutto l’ inglese, scritto e parlato, canali monotematici Sky, buone letture e viaggi culturali. Io ho qualche anno in piu’ dei giovani di Beppe Grillo con i quali mi sono confrontato in questi ultimi giorni . Il Beppe se ce l’ avessi davanti, mi capirebbe perchè ha qualche anno piu’ di me. Nel 1992 ai tempi di Tangentopoli la casta godeva degli stessi stipendi, rapportati all’ inflazione, i boiardi di Stato i vari Schimberni, Leonardo Di Donna, Siglienti, quest’ ultimo è un banchiere, ecc ecc pativano forse la fame? Se ottenevano risultati deludenti venivano rimossi dai loro incarichi? Grillo prendeva spesso di mira i socialisti, ma non solo loro, i democristiani, i socialdemocratici e i rigoristi repubblicani. Giorgio La Malfa non diceva tutti i santissimi giorni << Noi siamo il partito del rigore economico e morale >> e fu trovato come Bossi, come tutti , con le mani nella marmellata. Pero’ allora non ci fu nessuna reazione contro la Casta; pagarono i socialisti, i socialdemocratici e Renato Altissimo. I censori di allora, i Savonarola, ne presero il posto, con i risultati che stanno sotto gli occhi di tutti. Si indignarono solo gli intellettuali e perchè ? Perchè si spendeva e si spandeva, si cambiava abito senza necessita’, si facevano due mesi di mare all’ anno, alcuni dopo il gran caldo dei due mesi trascorrevano una ventina di giorni in montagna, una rinfrescatina dopo tutto questo caldo ci vuole proprio dicevano, in Calabria negli uffici pubblici dove serviva un’ impiegato la buonanima di Riccardo Misasi ne piazzava tre, se si era bidello cinque e compagnia cantando. Si ci comprava la casa con la cassa integrazione, all’ epoca era a vita, integrandola con un lavoro in nero, al primo figlio dei braccianti agricoli veniva dato un bonus di quattro milioni di vecchie lire, 2000 euro odierne, senza neanche averla vista, molti di questi, la campagna. Bastava che un proprietario terriero certificava che avevi lavorato nei campi per una settimana e via 2.000 euro, si percepivano soldi indebitamente dalla Comunita’ Europea, tramite l’ integrazione olio e l’ integrazione vino, non spiego il meccanismo perchè altrimenti non termino piu’, per chi volesse approfondire basti che si rechi ad un sindacato e lo chieda ad un sindacalista 45 -50 enne, non li fischiate, altrimenti non ve lo spiegano, per un’ appendicite ci si sorbiva una settimana di degenza, se si era affetti da una parologia piu’ seria sapevi quando entravi in una clinica e non sapevi quando ne saresti uscito, si ricevevano i medicinali con la busta della Conad, tutti gratis naturalmente, e mi fermo qua , altrimenti facciamo notte. Chiunque ha potuto ha arraffato dal piu’ piccolo al piu’ grande Per godere di queste cose belle come si faceva? Si stampava denaro, la zecca lavorava 24 ore su 24, creando inflazione e lasciandoci in eredita’ questo enorme debito pubblico, che ora noi siamo obbligati a saldare. Dopo aver mangiato al ristorante si paga il conto e noi lo stiamo pagando. Se andate sul sito nazionale del mio partito, il Nuovo Partito D’ Azione (NPA), potrete capire qual’ è il flagello di tutti i flagelli di questo paese e di come puo’ essere risolto. Mi riferisco per chi non l’avesse ancora capito al debito pubblico, quel debito pubblico che abbiamo ereditato in sessant’ anni di cosiddetta vita democratica. Dal 1980 si è impennato di brutto fino al 1992, poi si è stabilizzato, poi col Berlusca è ritornato a crescere, ora dopo la cura da cavallo di Padoa Schioppa, cura somministrata sempre agli stessi pazienti, si è nuovamente stabilizzato ma si è cominciato a formare gia’ dai primi anni del secondo dopoguerra. Dice chiaramente quanti soldi prendere , a chi prenderli e per quanto tempo prenderli. Mi pare che sia attualmente l’ unico partito politico in Italia che lo dice a chiare lettere, impiegando per spiegarlo un’ intera pagina, se poi non piace a nessuno noi cosa possiamo farci ? L’indignazione del 1992, fu un’ indignazione intellettuale e morale, tipici caratteri di noi azionisti. Se l’ azionismo oggi come allora fosse una forza maggioritaria o quantomeno sufficientemente forte nel paese ed in parlamento gli italiani potrebbero sprerare nella rivoluzione democratica, nella legalita’ ( non solo nel paese ma anche nello stato ) ed in una moralita’ pubblica intransigente di stampo quasi protestante; questi tre punti costituiscono il perno della cultura politica azionista senza dimenticarci della giustizia sociale e della liberta’ individuale ( Giustizia e LIBERTA’). Noi azionisti di oggi , eredi dei vecchi galantuomini del partito d’ azione, eredi di quel leggendario partito, vogliamo ancora le stesse cose , naturalmente nelle forme storiche aggiornate, ma vogliamo la rivoluzione democratica non la rivolta qualunquista sebbene i due fenomeni almeno all’ inizio ed almeno in apparenza possono sembrare anche simili. In realta’ si tratta di visioni della societa’ completamente opposte . In questo sta il maggior motivo di diversita’ rispetto alla fenomenologia grillina. Piero Ferrari segretario Nuovo Partito D’Azione sezione Calabria
Novembre 30, 2007 at 7:43 pm
salve sono uno studente laureato in psicologia, calabrese, per lavorare sottopagato sono stato costretto ad abbandonare la mia terra per andare al nord, e ho le pale girate!!!! sono stanco di leggere solo parole e parole alla fine si consumeranno i polpastrelli e perderemo la voce invano perchè nessuno ci ascolta! vorrei capire perchè nn si passa all’azione e non ributtiamo per mare questa massa di mafiosi e politici corrotti che non sono degni di definirsi calabresi! siamo tanti e uniti possiamo riprenderci la nostra terra possiamo creare un futuro migliore per noi stessi e per i nostri figli, dobbiamo riprenderci il nostro sacrosanto dovere di lavorare senza pregare i politici e pagare il pizzo, dobbiamo prendere in mano il nostro destino a qualunque prezzo affinchè la sostra terra torni a splendere ed esca finalmente da un medioevo che ormai dura da secoli. Vorrei tanto capire perchè non scendiamo nelle piazze a protestare come si deve e nn andiamo noi a prendere a casa questi mafiosetti e li consegnamo noi alla giustizia, dovremmo muoverci invece di parlare.! CALABRESI SVEGLIATEVI!
Dicembre 1, 2007 at 12:05 am
Ciao Nino io con questo blog piu’ che informare non posso. La situazione è molto difficile qua in Calabria, hanno levato di mezzo De Sena, De Magistris, Mons Bregantini, non è il mafioso o mafiosetto il problema, ma il problema sta nella commistione tra politica, massoneria, soprattutto quella deviata, imprenditoria, settori della Chiesa e “colletti bianchi” in seno alla mafia, se si pensa alla Ndrangheta come un’ organizzazione criminale da serial tv si è completamente fuori strada. Cordialmente Piero Ferrari
Dicembre 4, 2007 at 4:40 pm
capisco che la situazione è molto difficile, purtroppo ne siamo al corrente tutti. Con il termine mafioso e mafiosetto, ovviamente non intendo il villano con la lupara e l’asinello ma bensì proprio i “signori” a cui fa riferimento lei. Spero e le auguro che da questo Blog possa nascere qualcosa di utile e informativo per il cittadino. Sono pienamente daccordo con lei per il resto ma credo anche che siamo molto piu numerosi noi gente onesta di questi “signori”e solo aggregandoci in qualche modo possiamo contrastere il loro potere politico. se vogliamo possiamo cambiare….
Dicembre 4, 2007 at 5:05 pm
Ciao Nino, in Calabria come dappertutto la gente onesta e perbene è superiore numericamente a quella non perbene, ma perde perchè è divisa. Mi sono sforzato tanto per la formazione di un comitato per la legalita’ che risultasse permanente, ebbene di quel comitato non se ne sa piu’ nulla, ho cercato di collaborare con i Grillini, impossibile, mi sono trovato di fronte un muro. A questo punto non mi resta che curare questo blog, informare le persone, riportare qualche iniziativa come l’ appello dei seguaci di Mons Bregantini a Locri, lo ritengo molto piu’ costruttivo che dilaniarmi in personalismi puerili, ed in polemiche filosofeggianti Grazie per il contibuto apportato al mio blog. Piero Ferrari
Dicembre 14, 2007 at 7:08 pm
memento audere semper,audaces fortuna juvat.
Dicembre 15, 2007 at 12:08 pm
Ciao Nino un benvenuto ed un ringraziamento a chei ti aiuta a riflettere, solo gli stupidi e le persone stolte non riflettono. Grazie Nino. Piero Ferrari
Dicembre 18, 2007 at 3:15 pm
Convegno su Ernesto Rossi
(Aula Magna, 18 dicembre 2007)
Introduzione del Preside Vittorio Emanuee Esposito
Siamo felici di avere tra noi Valter Vecellio, giornalista del TG2, direttore della rivista telematica “Notizie radicali”, militante del Partito Radicale, una forza di minoranza, ma a cui il nostro Paese deve tante conquiste civili, che lo hanno reso, nel tempo, più moderno e più europeo e che proprio oggi si accinge a compiere una battaglia di portata storica quella sulla Moratoria della pena di morte, già approvata dalla terza Commissione ONU e che ci auguriamo possa passare anche attraverso il voto favorevole dell’Assemblea delle Nazioni Unite.
Ma non è di questo che oggi vogliamo parlare. Vogliamo, invece, insieme a lui ricordare, da un punto di vista storico, e quindi con la necessaria imparzialità e il necessario distacco critico, la figura di un grande combattente per la libertà e per la democrazia: Ernesto Rossi di cui cade quest’anno l’anniversario della nascita e la ricorrenza quarantennale della morte. Ernesto Rossi, infatti, era nato a Caserta nel 1897 e morì a Roma nel 1967.
Gli anniversari sono, appunto, un’occasione, sia pure estrinseca, per soffermarsi sul senso di certe parole, di certi valori, che, pur essendo diventati patrimonio comune, tendono a banalizzarsi o a perdere la pienezza del loro significato originario. Ricordare oggi Ernesto Rossi vuol dire, in particolare, tornare a riflettere sui fondamenti morali, etici, della nostra Repubblica democratica, che, attraverso la Resistenza e la Liberazione dal fascismo e dal nazismo si ricollega direttamente alle origini risorgimentali e alla tradizione democratica e mazziniana, che del Risorgimento fu la vena più autentica e la punta più avanzata. Di questa tradizione Ernesto Rossi è stato un interprete moderno, non soltanto per lo stretto nesso e l’assoluta coerenza che nella sua biografia si rintraccia tra il pensiero e l’azione, ma anche per il legame indissolubile che, come Mazzini, egli stabilì tra la questione politica della libertà e la questione sociale della giustizia, nella intuizione che il supremo valore della storia umana, il valore che solo può alimentare una fede comune e fare di tanti individui diversi una società, non è la libertà in se stessa, ma è la libertà giusta –come diceva Guido Calogero- la libertà equamente distribuita, l’eguale libertà di tutti e non la libertà come privilegio degli uni rispetto ad altri, come oppressione e sopraffazione dei pochi sui molti o dei molti sui pochi.
Per questa libertà, coniugata con la giustizia sociale, Ernesto Rossi ha combattuto per tutta la vita, da solo, obbedendo ad un’esigenza interiore, riportando diversi successi, ma, in fondo, senza preoccuparsi troppo dei successi. Ha lottato contro la dittatura fascista, denunciando i molti fiancheggiatori e sostenitori del regime, che per interessi particolaristici lo favorirono e lo assecondarono: primi fra tutti i grandi Baroni dell’industria, gli agrari, la burocrazia statale, le gerarchie ecclesiastiche, e soprattutto gli intellettuali e, tra questi, salvo poche eccezioni, gli economisti, cosa ancor più grave per lui che era studioso di economia e che, come Luigi Einaudi, concepiva l’economia non come una disciplina che ha per scopo il conseguimento del profitto, ma come una disciplina che indica gli strumenti e le strategie più idonei a raggiungere i diversi fini umani; e, se era liberista, lo era perché empiricamente la libera concorrenza si dimostra il mezzo più efficace per produrre ricchezza e sviluppo e non perché considerasse il liberismo come un “principio universale” o il capitalismo come l’ordinamento migliore possibile. Anzi, a questo proposito, Ernesto Rossi non che lo rimproverasse al capitalismo, ma semplicemente constatava la sussistenza e la coesistenza con lo sviluppo capitalistico della povertà e della miseria: una linea di demarcazione che separa gli inclusi e gli esclusi dall’economia del benessere e che si va espandendo man mano che cresce la ricchezza complessiva di una società. Non si può immaginare di eliminare la miseria con la semplice ricetta dello sviluppo. Per questo, per assicurare ai poveri, agli esclusi, un livello minimo di vita civile, per abolire la miseria, Ernesto Rossi teorizzava, come Carlo Rosselli, il concetto di un’economia a due settori: uno basato sul gioco della libera concorrenza e uno basato sull’intervento pubblico, sul servizio sociale gestito dallo Stato, come doveva avvenire per l’istruzione e per la sanità, e destinato a garantire per tutti il diritto al cibo, al vestiario e all’abitazione, cioè la soddisfazione dei bisogni elementari. Proponeva, inoltre, in alternativa al servizio militare, obbligatorio fino ad alcuni anni fa, la costituzione di un esercito del lavoro, formato da giovani -maschi e femmine- che dopo la fine degli studi avrebbero dovuto prestare un periodo di lavoro non salariato per l’assistenza ai cittadini bisognosi. Proponeva, cioè, un sistema integrato ed efficace di protezione sociale, oggi affidata, invece, in massima parte al volontariato e al servizio civile, in cui quell’idea si è solo parzialmente concretizzata.
Ma, al di là di ciò, Ernesto Rossi ci ha aperto gli occhi, dimostrando che il fascismo non è stato un episodio accidentale della storia italiana e della storia del mondo: che è, invece, un male antico, persistente, che minaccia la democrazia e impedisce l’affermazione della libertà e della giustizia, perché la stirpe dei ‘Baroni’, dei ‘Padroni del Vapore’, dei “Conquistatori”, come li chiamò lo scrittore calabrese Francesco Perri, è una stirpe dura a morire ed essi continueranno chissà per quanto ancora a predare le ricchezze prodotte dal lavoro degli altri, a lucrare sulle fatiche degli altri, ad “alleggerire con destrezza il portafoglio dei contribuenti e dei consumatori”, magari nel rispetto formale delle regole; mettendo in atto, cioè, quelle “truffe innocenti”, quegli imbrogli legalizzati, descritti da John Galbraith in un libretto pubblicato prima di morire, in cui svelano le ‘simulazioni e le dissimulazioni’ cui ricorrono i grandi potentati economici, le grandi corporation e gli organismi economici nazionali e internazionali che di esse sono espressione.
I padroni del vapore, i Baroni della finanza e dell’industria, inquinano costantemente il libero gioco del mercato, colludono con il potere politico per i propri interessi, lo corrompono e magari, quando questo gioco non pare più sufficiente, si fanno avanti, scendono in campo, e decidono di gestire in proprio la vita politica.
Per questo chi sceglie di combattere per i diritti dell’uomo, per i diritti politici, per i diritti civili, per i diritti sociali di tutti gli uomini, deve stare dall’altra parte e continuare a lottare contro le concentrazioni di potere, contro tutte le oligarchie, qualunque sia l’esito di questa lotta, per l’ideale di una “democrazia integrale”, come ci ha insegnato Ernesto Rossi: un utopista, forse, ma con i piedi per terra, dotato della concretezza e della forza che gli veniva dalla sua conoscenza e dalla sua eccezionale capacità di analisi della realtà, che gli consentì di sfuggire agli inganni ingenui o consapevoli e, perciò, colpevoli in cui vivono e prosperano molti di quanti si atteggiano a politici realisti; un idealista, che trovò nella denuncia pubblica delle furberie italiche antiche e nuove il senso della propria esistenza e la soddisfazione della sua sete di giustizia.
Dicembre 18, 2007 at 3:16 pm
Liceo classico Pitagora Crotone
Dicembre 18, 2007 at 5:34 pm
Buonasera Vittorio ti ringrazio di cuore per il contributo apportato, non sono venuto all’ evento causa maltempo, è pieno di neve, una nevicata cosi’ capata in Calabria una volta ogni 10 anni, ne sono rammaricato anche perchè tali eventi culturali sono rari nella nostra regione. Piero Ferrari
Aprile 21, 2008 at 9:33 am
Gentile dottor Ferrari, in questa parte del suo blog, ho letto di Nino, ( Studente universitario in psicologia), che – stranamente – sostiene che sarebbe ora di smetterla con i “bla bla e le lamentazioni, mentre per contro, sarebbe utile passare all’azione. Ebbene, lei ormai mi conosce, sono partito all’inizio di questa mia avventura meridionalista, in modo molto moderato, riflessivo, educato, com’è mio costume, per pervenire – oggi – ad un’iniziativa come la vorrebbe “Nino” la richiesta della nostra autodeterminazione agli organismi internazionali, passando per il governo in carica, che informeremo per conoscenza; ma devo anche dire sia a “Nino”, sia a lei, che finchè sono soltanto io a spingere sull’acceleratore per affrancarci dalla politica dell’italico invasore che ci soffoca e senza neppure capirlo, ci opprime. Ma devo dire che dopo aver inviato un discreto numero di inviti a chi già da tempo sostiene – a parole – di essere d’accordo con me, con le mie posizioni ( che sinceramente potrei fregarmene), per una serie di buoni motivi: “Sto economicamente bene – seppure non sono ricco – sono padre di alcuni figli ai quali sto cercando di spianare la strada per il futuro, in seno a questo schifo di società – purtroppo – Sono giunto alle soglie della pensione, sono persino emiplegico in seguito ad ictus… insomma bastano come ragioni per stare tranquillo? Secondo me bastano ed avanzano, potendo io occuparmi di altre cose più tranquille per fare ancora un pò di soldi prima di “tirare le cuoia”, ed invece no, lancio l’iniziativa che qui di seguito vi posto, alla quale nessuno di tutti questi “eroi” meridionali che vanno scrivendo di quanto erano braqvi i nostri Padri, ha ancora risposto. Ma se non raccolgo molte firme di tanti altri meridionali, non posso adire gli Organismi interrnazionali, per chiedere l’autodeterminazione del Sud. Per questo sto organizzando l’incontro di Civitella del Tronto come segue… per il quale attendo risposte di adesione. Senza “se” e senza “ma” subito, prima della data da me prescelta, perchè devo organizzare la logistica.
c.a. DEGLI AMICI DELLE DUESICILIE
(L’Italia nasce definendosi “Stato nazionale ed unitario”; in realtà è plurinazionale anche se ad ammetterlo sono soltanto pochi democratici e federalisti; le nazionalità, trasformate in minoranze, comprese e compresse nel suo territorio, iniziano fin dalla nascita dello Stato, un difficile percorso di liberazione; lo Stato, inoltre, afferma la sua unità con le armi dell’esercito piemontese e questa unità è, quindi, solo presunta. Salvemini è tra quanti invocano un garante per le minoranze quando constata che di fronte a leggi applicate da maggioranze senza controllo superiore, le minoranze non hanno sicurezza).
Egregi signori, amici sono partito dalle seguenti parole del grande Salvemini per giungere allo studio approfondito di come si sarebbe potuti pervenire ad un’azione forte, senza “se” e senza “ma”, per addivenire in modo non cruento e con il supporto degli Organismi internazionali, a riprenderci la nostra dignità di Popolo, per ridare vita ad una Nazione che fu la grande nazione Duosiciliana, affrancandoci dalla soffocante politica liberalmassonica italiana; che ha banalizzato la nostra vita e ha imbastardito i nostri valori. Ora si accinge ad attentare anche alla nostra eredità biologica. Il meticciato culturale è inquinamento mentale. Il meticciato biologico è l’inquinamento razziale. Ma quest’andamento può essere frenato almeno per quanto riguarda il nostro Popolo, ripartendo da in’idea, un’iniziativa, apparentemente non collimante con la politica: la creazione di una Cooperativa economica. E’ qui che a me, pensatore e meridionalista da sempre, è sorta quest’idea con la quale vorrei passare all’azione, ma da solo non posso farlo. Ho bisogno di tutte le forze sane di un meridionalismo più solido, non dell’ultima ora, ma informato, colto, aggiornato sui fatti perchè altri si possano convincere che voler ricreare uno Stato come quello che fu il Regno delle Duesicilie, o meglio di Ferdinando II, non é nè cosa difficile, nè idea campata in aria. La prima operazione da fare, è una scampagnata in un luogo simbolo, dove dopo esserci guardati in faccia e parlati, o meglio aver fatto parlare le più importanti personalità del nostro meridione ( che sto cercando di invitare), stileremo un atto notarile nel rispetto delle leggi italiane – apparentemente illogico – con il quale daremo vita al più importante e forte movimento per addivenire – finalmente – ad un’iniziativa che il Popolo del Meridione d’Italia, aspetta da 148 anni, fidando nella cosiddetta politica ufficiale dei partiti. Che fin’ora ha saputo fare soltanto una cosa: “grattare il fondo del barile”! Ma siccome effettivamente, siamo arrivati al fondo, e là non si respira bene, reputo giunto il momento di fare qualcosa, qualsiasi cosa, pur di risalire in superfice, a dimostrare che Ferdinando II detto anche “stupor mundi”, può stupire ancora. Perchè anche se il grande sovrano ed imperatore è morto, noi siamo ancora vivi; e pure se non siamo né sovrani, tantomeno Imperatori, siamo sempre gli eredi culturali di quel grande Re. Perciò è perfettamente inutile che andiamo sbandierando a dritta e manca, che grande popolo eravamo, mentre con grande – colpevole – lassismo, ( difendendo le nostree piccole posizioni borghesi), lasciamo che si continui a farsi beffe del nostro Popolo, ascoltando e plaudendo ( e votando), chi ha soltanto l’intenzione di appropriarsi, persino del barile stesso. Bene, ora mi auguro di essermi spiegato esaustivamente; perciò passo al dunque. Questo lungo prologo, serve soltanto a rivolgermi rispettosamente alle persone più utili ed in particolare ai Gruppi organizzati come il movimento Neoborbonico e le case editrici specializzate nel pubblicare e diffondere le verità alternative alle menzogne editoriali dello Stato italiano, diffuse persino sui libri di testo per le piccole menti dei nostri stessi figli perchè – almeno loro – siano grati ai coscienti assertori di una distorta verità che continua a propinare il ricordo dispendioso di “eroi” che eroi non furono , bensì, tutt’altro, come voi tutti bene sapete, visto che continuate a scriverlo su delle corrispondenze che in un circolo vizioso, continuano ad essere diffuse tra di noi, per farci guardare come dei marziani se ci permettiamo di esportarle fuori dal nostro consesso sociale. Persino con i nostri stessi figli! Dunque, amici miei, il
6/7/8 settembre p.v. incontriamoci a Civitella del Tronto
e insieme, tracciamo un programma culturale e ludico per questo incontro, torno all’iniziativa più importante che è la fondazione della “SOCIETA’ COOPERATIVA PATRIOTI DUOSICILIANI A R.L.”
grazie alla quale verrà fatta la richiesta di autodeterminazione al governo italiano, alle Nazioni Unite, alla Commissione europea, alla Conferenza di Helsinki, al Tribunale dei diritti umani di Strasburgo nel rispetto delle norme che meglio sono indicate nel “manifesto”-invito che qui vi allego.
Cordialmente
m.se Mario Moccia di Montemalo
P.S.Qui di seguito gli estremi dell’hotel che ci ospiterà…
Hotel Fortezza
Via G. Mazzini, 24
64010 – Civitella del Tronto (Teramo)
Tel. 0861/91321 – Fax 0861/918221
Ciascun ospite, provvederà a pagarsi le proprie spese di camera e pasti.
Mentre la costituita cooperativa, provvederà a pagare le spese generali: Notaio, sala congressi, varie ed eventuali… Come indicato nello Statuto, cui ogni socio contribuirà con il capitale sociale che è illimitato* perchè formato da quote del valore nominale di Euro 200,00 (Duecento/00 Euro) p.c.
* la limitazione dipende da quanti saremo…
La Ringrazio per la pubblicazione di questo post, e ancor di più la ringrazio se vorrà aderire e far aderire al mio invito. Così che nessuno possa più dire che i meridionali sono dei parassiti lassisti che amano vivere di assistenzialismo. Come diremmo noi ragazzi dei “quartieri” quando eravamo più giovani ed incoscientemente coraggiosi, di fronte a chiunque: “Dai, vieni fuori, che ti faccio vedere io”! Perchè non abbiamo più questo coraggio? Però sappiamo lamentarci! Vi aspetto numerosi.
m.se Mario Moccia di Montemalo.
Aprile 27, 2008 at 3:06 pm
Il pensiero è sempre in evoluzione, ed il mio non ha smesso di pensare a come tentare di risolvere la questione più immediata della nostra autodeterminazione, non più del meridione tutto, ma più specificatamente della campania che meglio vi illustro con questo nuovo post, approfittando di quest’onorevole e consultatissimo blog.
CAMPANIA LA TERRA DE I QUATTRO GOLFI:
“GAETA, NAPOLI, SALERNO E POLICASTRO.
Offriamo al mondo il nostro turismo la nostra cultura, le nostre bellezze e non l’italica immondizia!
Lasciamo agli altri le loro vecchie bandiere ormai consunte dal malaffare e dalla corruzione…
AUTODETERMINIAMOCI ! LUNEDI 8 SETTEMBRE A NAPOLI ( piazza del Plebiscito, ore 9.00), Andiamo a Firmare, TUTTI I CAMPANI!
BOSSI CHE HA PORTATO LA LEGA NORD A GOVERNARE IL PAESE ITALIA, TRA TANTE ALTRE COSE HA DETTO:
“Un principio fondamentale che sta alla base di tutte le Costituzioni, è quello della resistenza che i cittadini e i popoli hanno il diritto di fare nei confronti di uno Stato quando commette ingiustizie, e nei confronti della Padania di ingiustizie, a mio parere, ne sono state fatte un’infinità.”… sì onorevole Bossi, e nei confronti del Sud in generale e della Campania in particolare?
Bene, fratelli campani, vi devo per caso ricordare che cosa ha fatto a noi l’italia? D’apprima con la scusa viscida dell’unità d’Italia, e poi dopo ( e durante), l’unificazione. Ma è proprio vero che siete dei Paglietta? Mi è venuto il dubbio che nonostante siate voi i paglietta, non sappiate che cosa significhi questo epiteto. Così sono andato a cercare su Wikipedia, una definizione appropriata; ma vi ho trovato, fortunatamente un post dell’ottimo professor Zitara che è indirettamente una risposta a me medesimo ( tale che me ne sono appropriato per meglio farvi capire dacchè volevo risvegliare le Duesicilie e voi tutti che… aspettate. Ma aspettate cosa?
In realtà, trovando che il professore ha ragione, ho deciso di occuparmi di Campania e non più di Duesicilie. Tentando di proporre l’autodeterminazione della Campania, fondando la
Repubblica Socialista Parthenopea.
Ma la lettera del Professore, no, ve la dovete leggere, per capire perchè la Sicilia è la Sicilia, e non c’entra niente con il napoletano. Noi siamo una realtà diversa e non vogliamo che venga fuori un nuovo “Lombardo” ad allearsi con la lega di Bossi. Noi infatti, non dobbiamo allearci con quest’Italia; da quest’Italia dobbiamo invece affrancarci, chiedendo la nostra autodeterminazione!
NO, NON C’E’ PIÙ TEMPO
( di Nicola Zitara)
Caro “Moccia”, personalmente respingo con fermezza la Tua proposta di un incontro tra pugliesi e calabresi a Catanzaro, che dovrebbe essere preparatoria di un successivo incontro a Catania. Questo incontro sarebbe un piacevole rendez-vous fra vecchi amici, ma non avrebbe un vero carattere politico.
Ora, il problema è: Quale politica?
Questo continuo incontrarsi tra neoborbonici è la brutta copia degli incontri che, sprecando soldi nostri, fanno i politici meridionali al servizio del sistema cavourrista e toscopadano. I su lodati, di tanto in tanto, sentono il bisogno d’incontrarsi in inutili e televisivi convegni, per affermare a sé stessi (e a chi non gli crede ma mangia con loro), che hanno la testa e delle idee politiche in testa, mentre in effetti in testa hanno soltanto la gestione del sottopotere che il Nord gli accorda e la voglia di far bottino.
Intanto, secondo me, la Sicilia e il Napoletano sono due formazioni sociali a sé stanti. Scrive l’illustre professor Zitara; il fatto che la disgrazia del colonialismo toscopadano oggi le accomuni non significa che le diversità siano scomparse. La Sicilia e il Napoletano (l’Ytalìa) possono e debbono allearsi nel moto d’indipendenza dalla Toscopadania, ma ciascun paese ha una sua persistente identità millenaria. (E sono d’accordo con lui)! Ma nessuno s’è accorto che il “sistema Italia” ha preso in giro Bossi ed i leghisti, tacitandoli, mandandali a governare quella stessa Italia che volevano combattere… e così hanno fatto con i siciliani dell’MPA. Perciò, non è questa la strada. La strada è una soltanto. quella che perseguiremo noi, i paglietta! la strada
dell’ AUTO DETERMINAZIONE (N.d. A.).
E continua il professore… La storia di lungo periodo non si cancella davanti a una pizza e a un bicchiere di vino. La Sicilia ha consapevolezza della propria identità, i suoi intellettuali hanno, forse, anche una strategia e un obiettivo, mentre l’Ytalìa ha consapevolezza di sé soltanto nella coscienza profonda, come attesta il brigantaggio antiunitario, ma non immagina ancora come costituirsi a Stato. Il fatto che i re Borbone, specialmente Francesco II, avessero l’idea d’essere Stato non significa che l’avessero anche gli altri italioti, specialmente l’aristocrazia e la borghesia.
Se l’avessero avuta, non avrebbero tradito Napoli per Torino; avrebbero condotto la propria battaglia politica all’interno del paese e con le proprie mani, e non con le mani dei francesi e dei piemontesi. Tuttora Napolitano si sente napolitaliano e non interamente napoletano, e c’è chi, come Bassolino o la camorra o la ‘ndrangheta, si appoggia a Roma per scroccare sugli italioti. Un uomo d’ingegno, un superbo scrittore, qual è Roberto Saviano, tuttora si rivolge idealmente alla Repubblica (torinese), ai suoi giudici, alle sue forze di polizia e ai toscopadani nell’illusione di salvare Napoli con le altrui mani. Eh no, caro professore, la mia aristocratica famiglia, di origine napoletana, ai piemontesi e accoliti, ha fatto ballare il canto della sconfitta, mettendosi proprio a capo dei briganti, pagando – infine – con la vita!
Il dramma degli italioti s’incorpora nell’ambiguità tra l’inconsapevole sentimento di appartenenza e la razionalità presa a prestito dalla Francia, dall’Inghilterra e da Milano. Tuttavia non c’è tempo per una ‘rivoluzione culturale’, per portare a livello di coscienza la nostra identità e per costruirci sopra una nostra politica. No, non c’è tempo!
Dobbiamo far presto, perché ogni giorno è un nuovo disastro, una nuova servitù economica e culturale, un nuovo Saviano che capisce tutto e non sa cosa fare. Bisogna necessariamente rifarci alla categoria politica d’indipendenza, nel caso allo Stato borbonico. Rimetterlo in piedi contro i paglietta. Ma c’è un altro scrittore, caro professore, un altro Moccia, un Moccia Moderno che invece sa che cosa fare e vi invita a farlo.Vedasi titolo di titolo di questo post.
Ma i paglietta siamo noi, incapaci di pensare e progettare in proprio. Potremmo soltanto ‘agire’ in proprio, secondo la regola monastica dell’obbedienza a un fine. Nei passaggi intermedi i monaci non cercano sé stessi ma si sentono obbligati al fine religiosamente adottato. Farci monaci e obbedire alla regola dell’indipendenza, non possiamo fare altro. Sono d’accordo, ma noi non ci faremo monaci, perchè non ne abbiamo la spiritualità, nè la pazienza monacale. Noi Campani siamo guerrieri nati e 2700 anni sono lì a testimoniarlo. Ed anche oggi, seppure solo con l’arma del voto e della cultura e dell’intelligenza, faremo ciò che non è stato capace di fare Bossi: “ci Autodetermineremo”! Non ci interessa andare al Governo insieme agli italioti per farci continuare a spremerci. Qui c’è da cambiare un sistema! Qui c’è da eliminare le logge massoniche e mafiose o parlando di casa nostra, quella sottologgia che viene chiamata camorra! Il voto democratico, non risolve alcun problema, caro professore. I Campani si devono riprendere la loro Terra e mandare a governare una nuova generazione di amministratori non ideologicizzati: Giovani e Donne! naturalmente letterati ed acculturati. a scuola e non attraverso gli strumenti della liberalmassoneria: la televisione che mentre da due soldi e un presunto successo, in cambio ti prende l’anima!
E continua l’esimio professore (che io stimo e rispetto)… Prima la liberazione e poi la costituzione. In questo senso, il partito a cui penso è una Regola monastica in vista della liberazione. Tutto ciò che non è Regola mi sembra una qualunque etichetta fra le tante così care ai profittatori del regime cavourrista. No, caro professore, i paglietta, non vogliono più sentir parlare di Partiti. i “paglietta”, chiederanno la loro Aurodeterminazione, e andranno fino in fondo!
Orbene, Bossi osa sempre di più ed ottiene sempre di più. Noi napoletani – invece – che facciamo…
Vulimme perdere ancora tiempo? Io no. Me so’ scucciat! Ed eccomi quindi a proporvi di diventare uno Stato diverso dall’Italia. Autrodeterminandoci! Incontriamoci a Napoli, il 6/7/8 settembre.
Il 6 ed il sette si incontrerà lo “Stato maggiore” responsabile di fronte agli Organismi internazionali della richiesta di autodeterminazione. L’8 settembre ci incontreremo con Beppe Grillo in Piazza del Plebiscito con il Popolo che ci permetterà la richiesta di autodeterminazione, con la propria – preziosissima – firma.
E fu cosi che rinacque la gloriosa Repubblica Napoletana. La Repubblica Socialista Parthenopea!
programma di una giornata particolare
8 SETTEMBRE (una data storica a ricordarci il tradimento del “re galantuomo” Vittorio Emanuele degli stessi savoia che avevano rapinato Napoli ed il Sud D’Italia). Una data in cui Napoli si riprenderà la sua dignità con le vostre firme…
Ore 9.00 – Piazza del Plebiscito ricca di 7 gazebo per la raccolta firme; alla presenza di altrettanti funzionari comunali-vidimatori cortesemente (e patriotticamente) disponibili, coadiuvati da 7 raccoglitori, documento valido ( non scaduto), alla mano, si raccoglieranno le firme che consentiranno ai responsabili di presentare la nostra richiesta di autodeterminazione al governo italiano ed agli Organismi internazionali: Comunità europea: “Consiglio, Commissione”; Segretariato generale delle Nazioni Unite nonché ai governi degli Stati membri. Conferenza di Helsinky… Ed agli stessi Stati Uniti d’America.
suggestioni di una giornata particolare
Fin dalla mattina, grazie agli sponsor, panini, bibite e pizze scontati accompagnati dalle splendide note della cover band di Rino Gaetano (che anche non napoletano è presente nei nostri cuori e non può mancare a questo storico appuntamento), Eugenio Bennato ed altri artisti Partenopei tutti presenti gratuitamente, ringraziando e dichiarandosi onorati per la chiamata.
Gli amici incaricati di montare il palco per la festa-concerto della sera ci dicono che fin dalle 9 del mattino sta passando gente che chiede di firmare.
Stanno andano a ruba e sono già tutte indossate le magliette con su scritto sul retro “Addio Italia…” e sul davanti “è stat bell finchè è durat, ma nui simme ‘nnata cosa! Arrivederci! Oppure un’altra con su scritto: “autodeterninazione parthenopea”! E naturalmente il nostro simbolo: “il Giglio”! E la piazza è un tripudio di bandiere, la bandiera azzurra con al centro il nostro simbolo: “il Giglio borbonico”!
Alle 17 dopo il discorso dell’ospite d’onore Beppe Grillo, inizia la festa musicale, abbiamo già venduto tutte le magliette. Comincio a rendermi conto che quella cosa lì, che doveva essere un evento propriamente inteso cui non credevamo nella risposta dei napoletani, sta diventando un fiume di persone provenienti da tutte le città e Paesi della Campania. in una processione infinita, laica, civilissima. Che ci vede costretti ad aprire altri tre gazebo e chiamare altri tre funzionari che rispondono immediatamente, con grande spirito napoletano.
Ore 17.15 i tecnici fanno le prove del suono e i nostri antennisti riescono a stabilire la diretta con Piazza Maggiore a Bologna, con Piazza Duomo a Milano e Piazza San Marco a Venezia in un estremo arrivederci agli italiani del Nord, per far loro capire che cosa stanno perdendo! solo l’audio, perché il sole picchia ancora e sul maxi schermo non si vedrebbe niente. La gente che ha già firmato si raccoglie in cerchio, ascolta, ride, saranno un centinaio: “l’ascolto collettivo della radio”, mi dico, non avevo mai visto niente del genere.
Comincia il concerto all’ora dell’aperitivo, c’è tanta gente in fila, non una protesta per l’attesa, guardo i tavoli delle firme, conto 10 raccoglitori insieme ai vidimatori, tutti a testa bassa. C’è qualcosa che mi commuove in quello spettacolo, ma non me lo posso ancora permettere, ho del lavoro da fare, la serata da portare a termine come promesso nel programma. Per fortuna tutto fila liscio grazie al sacrificio di tanti.
Avevamo previsto una soglia di felicità a quota 500 firme. Stiamo superando le mille firme e c’è ancora gente a fare la fila.Tranquilla, disciplinata, tanto che non sembra neppure che la cosa stia accadendo a Napoli!
COSA STA SUCCEDENDO?
Sono le 23. Che ci fanno centinaia di ventenni in coda per un quarto d’ora con la patente in mano solo per fare una firma? Sono questi gli sballati del sabato sera? Quelli senza valori, che pensano solo a drogarsi e ubriacarsi? I napoletani fannulloni e nullafacenti? Rivediamoli – questi giovani – quando avranno la loro vera Patria: la Repubblica Socialista Parthenopea! Ecco, rivediamoli allora. E finalmente capirete di chi era la colpa!
Ore 00.15, L. G., 27 anni di Benevento, mette felicemente la firma numero 2500.
I moduli sono finiti, i raccoglitori di firme e i vidimatori sono sfiniti. Molti, ancora in fila, tutti ragazzi, rimangono delusi, noi ci scusiamo dichiarando chiusa la raccolta.Tanto sono più che sufficienti. Ma che cosa succede, cos’è quel baccano quell’improvvisa cagnara, tutti i restanti, non vogliono saperne di andare via. vogliono firmare al grido di: “Anch’io c’ero”! Anch’io c’ero!Fortuna che credendo nell’iniziativa, avevo fatto stampare 10.000 schede. Si riprendono le firme, in silenzio!
Ore 01.00. E’ la degna e toccante conclusione di un rito collettivo e liberatorio. La nostra richiesta di autodeterminazione ha avuto il successo insperato… e più in là, ci sono ancora i cumuli di immondizia! Che tempo un mese, non ci saranno più.
Chi ha vissuto quel momento un 8 settembre di vera festa, non credo se lo dimenticherà.
E no, anche perchè sta iniziando a cantare un’altra voce ‘e Napule per accompagnare il sorgere di una nuova alba… un’alba interamente ( e interiormente), napoletana. Anzi, Parthenopea!
m.se Mario Moccia di Montemalo
Grazie a chi si fa avanti!
Maggio 4, 2008 at 12:02 pm
Volevo dire a Pino Ferrari che si che abbiamo bisogno di un partito socialdemocratico
ma meridionalista.abbiamo un nuovo governo e un opposizione nordista(entrambi di dx) se nascerà un nuovo soggetto a sx dovrà parlare x forza di questione settentrionale.perchè se no in padania non vinci.mentre al sud basta fare accordi con massoneria e mafie e hai i voti assicurati.mai come adesso il nostro sud ha bisogno di un partito che lo difenda (anche dai continui attacchi razzisti ) e lo rappresenti.
nessun partito nazionale potrà fare niente per la nostra terra!
a Nino volevo dire che intanto deve iniziare a boiccottare i prodotti alimentari padani che hanno invaso le nostre regioni a discapito dei prodotti locali.
come dice il prof. Zitara la nostra rivoluzione comincierà con un camion di provolette galbani precipitato nella scarpata dell’autostrada Salerno-Reggio-Calabria.
Maggio 4, 2008 at 4:30 pm
Buongiorno questo partito non intende vincere ma intende se nascera’, portare avanti i valori della socialdemocrazia Nord Europea. Il Sud che ha votato per il centrodestra non sapeva che in tale schieramento vi era la Lega Nord si o no? il popolo si è espresso quindi si terra’ la Lega Nord per cinque anni punto. Da un secolo in Italia si sono succeduti tutti i partiti dittatura fascista inclusa e non mi pare che le condizioni del Sud siano cambiate. Un partito del Sud presuppone una nuova coscienza dei meridionali cosa che attualmente non vedo , con tali presupposti questa secondo me è la migliore cosa attualmente possibile. Con stima Piero Ferrari
Maggio 4, 2008 at 10:09 pm
Hai detto bene nessun partito ha fatto mai nulla per il sud.
non è la lega che mi spaventa
Saviano afferma che molte aziende del nord rimangono in vita grazie ai soldi delle mafie,molte si sono salvate dal fallimento portando i rifiuti in campania,molte università padane chiuderebbero senza studenti meridionali(dei prodotti alimentari abbiamo gia parlato).ai padani non conviene cambiare questo sistema.quindi un partito nazionale chiunque esso sia cercherà di mantenere questo stato di cose.
i padani sanno guardare i loro interessi non sono coglioni e sentimentali come noi.
la lega ha preso una valanga di voti non perchè ha saputo parlare a gli operai come qualcuno dice, ma perchè i paludani credono che i loro problemi economici si possano risolvere con il federalismo.
per un sud libero
Roberto
w il sud libero
Maggio 5, 2008 at 2:03 pm
Ciao Roberto dici bene quando affermi che i padani credono che i loro problemi economici si possano risolvere col federalismo. Non è cosi’ purtroppo. La globalizzazione sta facendo andare indietro l’ Italia in toto , è semplicistico pensare che i guai del Nord li causi il Sud. Invece è proprio il progressivo impoverimento della gran parte della gente del Nord che spinge verso il federalismo e la secessione. Se ogg non sei in grado di competere nel mercato globale sei perdente, se ecludi il Sud non risolvi il problema , anzi costringi il Sud a prendere dei provvedimenti per sopravvivere o è rivolta, non puoi pensare di adottare delle misure a te favorevoli e mantenere contemporaneamente lo status quo , il federalismo puo’ spingere il Sud a dotarsi di un nuovo modello di sviluppo che non sia il modello clientelare-affaristico-mafioso, se questo portera’ a questo ben venga. Con stima Piero Ferrari