Ernesto Rossi

Caserta 25 agosto 1897-Roma 9 febbraio 1967 è stato un politico, giornalista e antifascista italiano che ha operato nell’ ambito del Partito D’Azione e del successivo Partito Radicale. Con Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni è in Italia, il massimo promotore dell’ Europeismo. Il manifesto di Ventotene, di cui condivise la stesura con Spinelli e che fu pubblicato e curato da Colorni , è il suo libro piu’ importante ed il suo testamento morale. Non ancora diciannovenne partecipo’ volontario alla prima guerra mondiale. Nel dopoguerra,mosso dalla opposizione all’ attegiamento dei socialisti di ostilita’ nei confronti dei reduci e dei loro sacrifici e dal disprezzo della classe politica incapace di slanci ideali, si avvicino’ ai nazionalisti del “Popolo dItalia”diretto da Benito Mussolini, giornale col quale collaboro’ dal 1919 al 1922. In quel periodo pero’ conobbe Gaetano Salvemini con il quale inizio’ un lungo legame di stima e di amicizia e si allontano’ definitivamente e radicalmente dalle posizioni che lo stavano portando all’ ideologia fascista. A Salvemini, Ernesto Rossi si lego’ da subito e il vincolo dell’ amicizia, oltre che dall’ ammirazione e dall’ affetto, venne ben presto cementato dalla piena intesa intellettuale “Se non avessi incontrato nella mia strada, al momento giusto Salvemini, che mi ripuli’ il cervello da tutti i sottoprodotti della passione suscitata dalla bestialita’ dei socialisti e dalla menzogna della propaganda governativa, sarei facilmente sdrucciolato anch’ io nei fasci di combattimento”. Da allora il suo percorso non ebbe tentennamenti nè perplessita’. Vibro’ sempre una certezza affermativa nelle sue opere, e tutto-l’ intrepida moralita’, la causticita’ sibilante, l ‘ astuzia affilata-tutto, proprio tutto venne posto al servizio di questa certezza, che poi era la consapevolezza di dover difendere comunque ed ad ogni costo la liberta’. Nel 1925 con il gruppo dei Salveminiani da’ vita al giornale clandestino Non Mollare!. Da questo deriva l’ implacabile determinazione con cui si oppose al regime fascista. Fu dirigente insieme con Riccardo Bauer, dell’ organizzazione interna di ” Giustizia e Liberta’”, e quindi pago’ la sua intransigente attivita’ antifascista con 20 anni di carcere, inflittigli dal Tribunale Speciale, dei quali nove furono scontati nelle patrie galere e gli altri quattro al confino nell’ isola di Ventotene. Qua con Altiero Spinelli ed Eugenio Colornimaturo’ piu’ compiutamente quelle idee federaliste che nel 1941 ricevettero il suggello del famoso Manifesto di Ventotene. Dopo la liberazione, come rappresentante del Partito D’Azione, fu sottosegretario alla ricostruzione del governo Parri e presidente dell’ ARAR fino al 1958. Dopo che fu sciolto il Partito D’Azione  aderi’ al Partito Radicale guidato da Pannunzio e da Villabruna, nel quale sentendosi come “un cane in chiesa” (sono parole sue) rifiuto’ incarichi di direzione anche perchè preferi’ dedicarsi alla scrittura di libri ed al giornalismo d’inchiesta Il Mondo. La collaborazione al Mondo, iniziata sotto i migliori auspici nel 1949 (quando Mario Pannunzio, proprio lui, il direttore dalla vigilanza occhiuta e minuziosa, gli promise che i suoi articoli li avrebbe letti solo “dopo pubblicati”) la collsaborazione al Mondo iniziata nel 1949 continuo’ ininterrotta per tredici anni fino al 1962. Fu la stagione d’oro di Ernesto Rossi, durante la quale egli pote’ assecondare il genio profondo che lo agitava dentro, quello che lo traeva a tirare per il bavero anche le barbe piu’ venerande, denunciandone le malefatte, irridendone le asinerie, sbugiardandone le falsita’. I suoi articoli migliori Ernesto Rossi li raccolse in volumi dai titoli famosissimi, cosi’ famosi da diventare patrimonio della lingua comune. Due per tutti : I padroni del vapore (Bari 1956) ed Aria Fritta ( Bari 1955). Dal 1962 in avanti svolse la sua attivita’ di pubblicista su “L’ Astrolabio” di Ferruccio Parri. Nel 1966, quando la strada della sua vita andava ormai discendendo, gli fu conferito il premio ” Francesco Saverio Nitti”, che molto lo conforto’, ed in parte lo ripago’ di un’ esistenza scontrosa che gli era stata assai avara di riconoscimenti accademici. Il 9 febbraio 1967 moriva Ernesto Rossi. Qualche mese prima aveva scritto a Riccardo Bauer parole  presaghe che vibrano di un’ accensione poetica :” Se ci domandiamo a cosa approdano tutti i nostri sforzi e tutte le nostre angoscie non riusciamo a trovare altre risposte al di fuori di quelle che dava Leopardi : si gira su noi stessi come trottole, finchè il moto si rallenta, le passioni si spengono ed il meccanismo si rompe”. E ancora “Io non ho avuto mai paura della morte. Mi è sembrata sempre una funzione naturale inspiegabile come è inspiegabile tutto quello che vediamo in questo sporco mondo. Crepare un po’ prima o un po’ dopo non ha grande importanza : si tratta di anticipi di infinitesimi in confronto all’ eternita’, che non riusciamo nemmeno ad immaginare. Ma ho avuto sempre timore della “cattiva morte”. Nel Manganello e L’ Aspersorio , prende corpo la denuncia di questa forma di collusione tra l’ altare” ed il regime fascista antiliberale che con Mussolini si era instaurato al governo : polemica appassionata che investe contemporaneamente , dispiegando la stesso impegno , e la stessa carica dissacrante , sia il dominio della politica , sia quello della religione e dell’ economia. Parimenti ai grandi monopoli dello zucchero e dell’ elettricita’ , e alle forme di regime politico illiberali o antiliberali , l’ inclinazione alla conquista di zone d’ influenza e di ambiti di potere sempre piu’ vasti e pervasivi si rileva connaturata alla natura dogmatica e coercitiva della Chiesa : << Pochi italiani conoscono quale centro di coordinamento e di guida delle forze piu’ reazionarie è il Vaticano , e quale fattore di corruzione esso costituisce nella nostra vita pubblica con l’ insegnamento alla cieca obbedienza ai governanti , comunque delinquenti o in qualsiasi modo arrivati al potere , purchè prestino l’ ossequio dovuto al Santo Padre. Approfondiremo l’ argomento , oggi mi sono dovuto convincere che la soluzione di tutti i problemi-anche di quelli che riteniamo piu’ spiccatamente economici o tecnici dalla convivenza civile , è in funzione del modo in cui si riesce a risolvere la liberta’ di coscienza , cioe’ del modo in cui vengono regolati i rapporti tra lo Stato e la Chiesa>>. L’indignazione di Rossi nei confronti della Chiesa , e segnatamente alla pretesa di espandere capillarmente il suo controllo sulla societa’ , raggiunge il suo apice nel momento in cui si trova ad analizzare la natura ancipite del rapporto di Mussolini con il potere ecclesiastico : ateo e sboccatamente anticlericale , avverso ai valori diffusi del cattolicesimo sin dalle prime prese di posizione giovanili , si dimostrera’-a partire dalla seconda meta’ degli anni venti , con la firma l’ 11 febbraio 1929 dei Patti Lateranensi-un fervido ed ossequioso sostenitore della politica del Vaticano tanto da guadagnarsi l’ appellativo di “Uomo della Provvidenza” , confermando, da un lato , l’ intenzione esclusivamente strumentale che Mussolini aveva circa l’ uso del potere , e dall’ altro lato , l’ oblio della Chiesa riguardo i trascorsi ateo-socialisti del duce che non fanno che ribadire il disegno politico del Vaticano perseguito attraverso calcoli macchinosi e continui regolamenti di conti. Per disegnare correttamente la parabola intellettuale di Ernesto Rossi , non bisogna pero’ trascurare le oscillazioni che si avvertono nelle sue prese di posizione nei primi anni venti con l’ avvento del fascismo. L’ impegno intellettuale di Rossi nella lotta contro l’ oscurantismo e gli abusi del clero affonda le sue radici in una delle idee guida del Risorgimento italiano ” Libera Chiesa in libero Stato”. La questione della conflittualita’ dei rapporti della Santa Sede , con la pretesa di conservare il potere temporale , e il ceto dirigente italiano si era posta fin dai tempi di Cavour e Mazzini , assumendo i toni di un contrasto ideologico tra la volonta’ di modernizzare il Paese e il bisogno di mantenersi nella tradizione , tra i processi di modernizzazione politica e le “clericali” battute d’arresto. Secondo Rossi , la porzione di liberta’ e di autonomia guadagnata dallo stato laico attraverso le lotte risorgimentali  , culminate il 20 settembre 1870 , si dissolve l’ 11 febbraio 1929, giorno infausto, in cui la societa’ civile perdeva le speranze di potersi definitivamente affrancare dal potere della Chiesa. L’atteggiamento assunto da Rossi di schietto anticlericalismo e di rigoroso attaccamento etico alla norma della gestione di uno stato che voleva essere riconosciuto liberale , democratico e antiprotezionista , lo spinsero inevitabilmente verso un’ isolamento radicale nei confronti dei bempensanti di tutti i partiti-dal partito liberale a quello comunista- , che consideravano scomodo << fuori dal senso della storia>> e oltremodo pessimista il suo atteggiamento polemico ed il suo carattere “eccentrico”. Questa scelta di campo che illuminava l’ integrita’ del suo pensiero liberale, ovviamente , da parte del regime fascista non poteva dimostrarsi insidiosa ed ingombrante. Nella rilettura del Sillabo di papa Pio IX, promulgato nel 1864 assieme all’ enciclica Quanta cura che denunciava gli “errori del secolo” e ” le nefande inclinazioni di uomini iniqui”, Rossi da’ voce alle sue idee anticlericali in modo da difendere la causa della laicita’ attraverso un metodo rigoroso e puntualmente documentato : compiendo un uso sapiente di citazioni testuali tratte da documenti vaticani, encicliche, lettere pastorali, allocuzioni, giunge alle confutazioni delle tesi della Chiesa circa la liberta’ di stampa e d’insegnamento , dei rapporti tra poteri civili ed ecclesiastici e tutto il resto delle dinamiche di potere che costituiscono il fulcro della societa’ contemporanea , sono il pontefice e la Chiesa stessa a parlare di sè , della propria realta’ attraverso i documenti da loro stessi promulgati : << Questo è un libro anticlericale. La sua singolarita’ consiste nel fatto che non è stato scritto da un’ anticlericale , ma da otto pontefici che si sono succeduti , durante l’ ultimo secolo , “sulla Cattedra di San Pietro” : Pio IX, Leone XIII, Pio X, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI. Questa forma di anticlericalismo di Rossi non degenera mai in un’ atteggiamento irrispettoso o addirittura blasfemo nei confronti della religione , non indulge mai alle offese o al dileggio nei confronti dei credenti , ma si concentra esclusivamente sulla corruzione e sui privilegi della chiesa e del papato. Soffermandosi sul significato attribuito dalla Chiesa , ed in modo specifico da Pio IX  nel 1909 e da Pio XI nell’ enciclica Quas primas del 1925 , al precetto evangelico << Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio>> , dimostra come la Chiesa perverta l’ originale messaggio del Vangelo affermando la necessita’ di sottoporre alla Chiesa e all’ ufficio assegnatole da Dio , tanto l’ ordine sociale , quanto quello economico : << Quel che è di Dio, dunque, è della Chiesa perchè la Chiesa è il corpo mistico di Gesu’ , e quel che è di Cesare è pure della Chiesa perchè l’ uomo è una creatura di Dio e, fine ultimo dello Stato , deve essere quello di far osservare la legge di Dio per condurre gli uomini alla beatitudine eterna>>. Come si puo’ notare da questo passo tratto dal Sillabo e dopo, cio’ che Rossi mira a denunciare è la volonta’ della Chiesa ad accrescere sempre piu’ la sua ricchezza, di attestarsi come una tra le maggiori potenze finanziarie , e di investire i suoi capitali nei titoli delle imprese piu’ rilevanti ( gruppi monopolistici minerari e saccariferi , societa’ concessionarie di servizi pubblici ecc). Rossi non manca di sottolineare i legami della Chiesa con il fascismo sotto il profilo delle reciproche concessioni economiche , uno dei primi provvedimenti con i quali , a seguito della “Marcia su Roma” , Mussolini si assicuro’ l’ appoggio della Santa Sede fu il decreto del dicembre 1922 che aboli’ la legge sulla nominativita’ obbligatoria dei titoli ; provvedimento che permetteva alla Chiesa di sfuggire piu’ facilmente al controllo pubblico e di evadere il sistema delle imposte. “Il Vaticano è ancora oggi il principale centro di collegamento e di comando delle forze reazionarie di tutto il mondo per combattere la “piaga orrenda” del suffragio universale , “le pestilenze” del socialismo e del comunismo , i deliri della liberta’ di pensiero , di culto , di stampa , il flagello dell’ istruzione statale obbligatoria, e per conservare e restaurare la manomorta , il foro ecclesiatico e tutti quanti gli altri privilegi giuridici , economici e sociali che la Chiesa era riuscita a strappare alle autorita’ civili nel Medioevo” Io continuo a rompere le uova nel paniere a tutti coloro che vorrebbero vendere uova marce. Non so quanto potro’ durare ancora in questo mestiere. Ma finchè posso voglio continuare a prendermi il gusto di dire quello che penso su tutto e su tutti , senza riguardi. è un lusso che nel nostro paese non si possono permettere neppure i miliardari “

Il Manifesto di Ventotene, viene scritto da Ernesto Rossi e da Altiero Spinelli nel 1941 quando si trovano confinati nell’ isola di Ventotene. Il Manifesto circola prima in forma ciclostilata e successivamente viene pubblicato clandestinamente a Roma nel 1944, il volume viene prima intitolato Problemi della federazione europea, reca le sigle A.S. (Altiero Spinelli ), E.R. (Ernesto Rossi) ed è curato e prefato da Eugenio Colorni. Grazie alla corrispondenza tra Rossi e Luigi Einaudi , era pervenuta a Ventotene una vera e propria letteratura federalista sconosciuta alla gran parte della cultura politica italiana. L’idea di guardare al modello statunitense nell’ elaborazione di un progetto federalista per l’ Europa si nutre, in gran parte, di questa apertura di orizzonti dal punto di vista teorico, ma il grande passaggio compiuto dal Manifesto è il passaggio di un vero e proprio programma d’azione che , mettendo in luce la crisi dello stato nazionale , permettesse di ripensare l’ assetto geopolitico internazionale. Nella prefazione Eugenio Colorni afferma : << Si fece strada, nella mente di alcuni, l’ idea centrale che la contraddizione essenziale , responsabile delle crisi , delle guerre , delle miserie e degli sfruttamenti che travagliano la nostra societa’, è l’ esistenza di stati sovrani , geograficamente, economicamente, militarmente individuati, consideranti gli altri stati come concorrenti e potenziali nemici , viventi gli uni rispetto agli altri in una situazione di perpetuo bellum omium contra omnes>>. Attribuendo,  dunque, come causa prima dell’ imperialismo e delle guerre mondiali la teoria della ragion di Stato e l’ esercizio della sovranita’ statale , il Manifesto e la sua visione politica federalista , irrompe in modo del tutto alternativo sullo scenario rappresentato dal sistema degli stati nazionali , auspicando una strategia politico-economica completamente autonoma e innovativa rispetto ai precedenti assetti. In primo luogo il Manifesto pone con urgenza la prerogativa di realizzare una Federazione europea . obiettivo niente affatto utopico considerando la crisi post bellica dello stato nazionale e, anzi, la realizzazione di questa prima tappa non dovra’ essere che il preludio ad una Federazione mondiale di Stati. Problema prioritario di questo nuovo ordinamento internazionale sara’ quello di oltrepassare l’ anarchia internazionale nell’ ambito della risoluzione dei conflitti , di frenare l’ impulso di ciascuno stato di accrescere il proprio potere e prestigio internazionale , evitando in tal modo che la liberta’ politica e le problematiche istituzionali , sociali ed economiche vengano relegate sullo sfondo privilegiando la sicurezza militare e le spese belliche. Cadranno, pertanto tutte le vecchie linee di demarcazione formate tra progressisti e reazionari , tra i fautori dell’ istituzione di una maggiore o minore democrazia interna al singolo stato , tra la necessita’ che questo si costituisca o meno con una solida cultura socialista : la netta divisione sara’ marcata da coloro che continueranno a promuovere una forma stantia di lotta politica a sostegno del potere nazionale e , al contrario, coloro che coopereranno per dar vita ad una solida unita’ internazionale

Nei Padroni del vapore Ernesto Rossi , analizza la politica economica e l’ atteggiamento di alcuni ambienti industriali prima e durante il fascismo, estendendo a tale periodo critiche e appunti che aveva elaborato con riferimento alla situazione presente. Quando nel 1955, Angelo Costa , presidente di Confindustria , scriveva ad Ernesto Rossi proponendogli un contraddittorio nel quale si sarebbe fatto il possibile per far conoscere la verita’ sull’ industria italiana all’ opinione pubblica , Rossi accettando di buon grado , offri’ la possibilita’ di dare origine ad un dibattito pubblico di fondamentale importanza per comprendere l’ attualita’ e le istanze principali del suo pensiero liberista , contraddistinto da una netta avversione nei confronti di taluni aspetti monopolistici , di cartelli privati , dei consorzi autarchici e di tutti quei meccanismi di potere tesi ad inquinare il capitalismo e a svolgere un ruolo di consolidamento nei confronti dei regimi autoritari che tendenzialmente sono volti a fiancheggiare. Il tema del dibattito con Costa aveva come titolo “Gli industriali italiani” , ossia i Padroni del vapore, i grandi capitani dell’ industria italiana e tutti coloro che hanno come diretto referente la Confindustria. Rossi, criticando il capitalismo nelle forme “statalizzate” che ha assunto in Italia , non manca di manifestare il suo entusiasmo per il capitalismo americano dove la situazione concorrenziale non attende aiuti statali e s’ indirizza verso un cammino indipendente da quello del potere politico. L’altro bersaglio polemico di Rossi , indagato nella sezione dedicata alla Critica del sindacalismo , è il sindacato monopolistico e tutti gli assetti di potere in mano alle leghe sindacali , che rendono incisivo il ruolo di controllo dello stato e compromettono la libera formazione dei prezzi sul mercato. La polemica liberale contro il capitalismo è dunque volta a porre dei limiti allo sfrenato lassez faire che non interviene a ricucire le falle e le inefficienze generate dal mercato , sia a frenare gli interventi diretti di assistenza e l’ estensione del lavoro sindacalizzato. La pars costruens della sua Critica alle costituzioni economiche si propone come obiettivo quello di Abolire la miseria : imponendo delle riforme di straordinaria importanza-riforma agraria, terra a chi la coltiva-ed estendendo servizi pubblici e bisogni essenziali-cibo, alloggio, istruzione, assistenza sanitaria-a tutte le categorie sociali , la striscia della miseria tenderebbe ad accorciarsi , rendendo meno eclatanti alcune storture del capitalismo. Secondo Eugenio Scalfari , nella prefazione di capitalismo inquinato, la posizione di Rossi sul capitalismo italiano coincideva in almeno sei punti con quella dei liberali di sinistra : << Il libero mercato non è uno stato di natura , la libera concorrenza e la liberta’ di accesso al mercato sono situazioni perennemente a rischio , che debbono essere create e mantenute da apposite regole , il cui rispetto deve essere garantito da organi pubblici dotati di poteri penetranti di vigilanza e sansione. L’economia mista , si risolve di fatto in una privatizzazione dei profitti e in una publicizzazione delle perdite favorendo il diffondersi nel sistema di un’ elevato grado di corruttela>> Se, dunque, la genesi del capitalismo italiano a causa di una ristrettezza iniziale di capitali e della mancata compattezza di sviluppo da nord e sud , è riconducibile alla dipendenza e alla protezione di gruppi bancari , industriali e politici , inevitabilmente le caratteristiche del suo sistema sono sempre state la difficile concorenza , la mancanza di regole di controllo , lo sviluppo massiccio di cartelli e monopoli. Esclusivamente un’ azione di netta discontinuita’ con la politica delle partecipazioni statali e del protezionismo doganale puo’ , secondo Rossi, riformare e restituire trasparenza all’ intero sistema. Dunque applicare il settimo comandamento : non rubare. Questa è l’ esortazione che Rossi rivolge al Presidente di Confindustria Costa ed agli imprenditori italiani << Ma io non mi sono mai preoccupato che gli industriali guadagnassero troppo ; mi sono preoccupato che rubassero troppo ; e mettendo in luce questa consuetudine di alcuni di loro , ho sempre creduto di scrivere in difesa del bene comune>>. Gli strali lanciati da Rossi contro la corruzione del sistema capitalista sono indirizzati non alla pretesa di aumento del profitto degli industriali , quanto piuttosto alle licenze , alle concessioni esclusive , ai favoritismi messi in atto dall’ imprenditoria nel finanziamernto dei giornali , dei partiti politici , delle campagne elettorali , consentendo ad uomini di loro fiducia d’ inserirsi nei gangli vitali delle istituzioni. Per poter cogliere l’ autentico contributo politico-culturale fornito da Ernesto Rossi attraverso le sue riflessioni sulla situazione economica italiana , non è necessario interrogarsi se vi fu da parte sua una netta scelta di campo tra socialismo e liberismo , bisogna piuttosto individuare il bersaglio polemico delle sue critiche : da un lato il regime individualistico che garantisce la proprieta’ privata su gran parte degli strumenti materiali di produzione , incurante della miseria diffusa in larghi strati della popolazione ; dall’ altro lato le sue critiche si rivolgono al monopolio statale di tutti i mezzi di produzione , alla burocratizzazione di tutta la vita economica. Dunque secondo Rossi , la molla propulsiva dell’ economia deve essere rintracciata in un dinamismo economico che permetta di aumentare i mezzi materiali per la soddisfazione dei bisogni umani. Come afferma in Abolire la miseria . << L’eroe di questa grandiosa rivoluzione economica non è ” il fedele servitore dello Stato” mosso dal senso del dovere. è l’ imprenditore , che non ha lo stipendio sicuro alla fine del mese , comunque vadano le cose è l’ imprenditore, che costruisce la sua baracca sempre piu’ avanti , se scopre la possibilita’ di un nuovo guadagno , dove neppure arriva la tutela della legge>>. Questo eroe è, dunque, colui che ha avuto l’ audacia di avventurarsi in territori ancora inesplorati dai monopoli e che ha seguito le prime tracce di un cammino che ha poi permesso a tutta l’ umanita’ di procedere sicura.

La questione Federconsorzi. Un secondo ambito di attivita’ di Ernesto Rossi nella lotta contro i monopoli parassitari fu la questione della Federconsorzi , ente statale che aveva ereditato dalla gestione ammassi , esercitata dal regime fascista durante “la battaglia del grano” , e dal successivo periodo di tesseramento annoario , una struttura molto efficiente per l’ importazione , lo stoccaggio e la distribuzione del grano. Ernesto Rossi denuncio’ con fermezza che sotto la gestione di Bonomi questa stessa struttura era diventata ” una macchina” per gestire il consenso nelle campagne a favore di precise correnti della Democrazia Cristiana. La gestione ammassi lasciava , sempre a parere di Rossi , margini spropositati , a carico dei contribuenti e che erano impiegati per operazioni di corruzione politica. Significativi in questo senso i titoli dei volumi pubblicati sull’ argomento : La Federconsorzi e lo Stato e Viaggio nel feudo di Bonomi. Se poi si legge la lettera ad Alessandro Galante Garrone del 10 settembre 1963 si resta a bocca aperta per la straordinaria lucidita’ di un fenomeno di cui tutti avremmo preso coscienza trent’ anni dopo con “Mani Pulite” Purtroppo temo che il pateracchio con la DC sia diventato per il Partito Socialista una questione di vitsa o di morte , perchè da quando ha rotto l’ alleanza con il P.C.I. ha dovuto rinunciare alle principali fonti di finanziamento. Tutti parlano di programmi , di ideologie , di sacri principi , ma il nocciolo del problema è nei quattrini. I burocrati che tengono nelle loro mani le vere leve di comando dei partiti e che conoscono tutto e tutti-sono uniti fra di loro dal comune interesse e riescono ad imporre oramai quella politica di maggiori opportunita’ di compensi straordinari di tutti i generi Tratto da  varie fonti.. Dopo vent’anni dalla morte di Ernesto Rossi assistiamo alla scomparsa dell’area laica e socialista nel nostro paese. Scomparsi da tempo i liberali ed i repubblicani ora scompaiono i radicali , confluiti nel Pd, ed i socialisti molto probabilmente non avranno , rappresentanti in Parlamento dopo oltre un secolo di vita , a rappresentare il mondo laico , in Italia , resta soltanto la Sinistra Arcobaleno, questa è la realta’ dei fatti. Mi chiedo cosa c’ entrino i Radicali con i teocom, i teodem i Margheriti del partito democratico, gli opusdeisti, i ciellini alla Formigoni,  il Pd oramai è piu’ un calderone che un partito. Mai come ora vi sono , in Italia, grossi imprenditori impegnati direttamente in politica, Silvio Berlusconi, Matteo Colaninno, Caleano, i padroni del vapore controllano le televisioni, finanziano giornali e le campagne elettorali, in barba agli spettacoli comici e ad eventuali referendum, comprendi Beppe Grillo ?, povero Ernesto, chissa’ a cosa sta pensando da lassu’?. La fascia di poverta’ , nel nostro paese aumenta, investendo anche i ceti medi fino a dieci anni fa immuni dal fenomeno, la Chiesa cattolica è al minimo storico di praticanti ed al massimo del suo potere, siamo circondati da tutte le parti da partiti che si ispirano ai principi cristiani, Pd, UDC, PDL, e minutaglie varie, si mette in discussione la legge 194, dei PACS e dei Dico nessuna traccia, la laicita’ dello stato resta una chimera. L’unica cosa che si è realizzata è l’ Unione Europea, restiamo in febbrile attesa dell’ Unione Mondiale. Piero Ferrari segretario del Nuovo Partito D’Azione della Calabria e della Basilicata

Explore posts in the same categories: Basilicata, Calabria, Costume, Cultura, Italia, Politica, Problemi, Riflessioni, Storia, partito d' azione, uomini del partito D'Azione

Tags: , , , ,

You can comment below, or link to this permanent URL from your own site.

2 Comments on “Ernesto Rossi”

  1. Maria Says:

    Ciao e buon fine settimana da Maria da Catanzaro.

  2. sinblancaporelmundo Says:

    El socialismo es muerte.

    http://sinblancaporelmundo.wordpress.com/2008/03/06/una-imagen-una-palabra/

Comment: