Caporalato repubblicano

Il Partito Repubblicano Italiano, ha superato in questi giorni la soglia di visibilità, sotto la quale era sopravvissuto per anni senza che nessuno se ne accorgesse, dopo la morte di Ugo La Malfa e le disavventure e le scelte sbagliate del figlio (che ha almeno il merito di aver riconosciuto i propri errori). Un partito glorioso, è stato ridotto a strumento delle ambizioni, da notabile di provincia, di un uomo solo, che lo ha trasformato in un’aggregazione irriconoscibile, con fini esclusivamente elettoralistici. Ed ora ha raggiunto il suo momento di notorietà come caporale addetto al reclutamento degli ascari necessari a far da stampella ad un governo traballante in procinto di cadere sotto il peso della propria disinvolta insipienza e, cionondimeno, ostinato nel suo disegno di modifica in senso autoritario delle istituzioni democratiche.
Un destino davvero amaro e indecoroso per il partito che si è ispirato a Mazzini e che di repubblicano ha ormai solo nome e simbolo, come orpello di una ben differente identità, visto che ha accettato, con piena soddisfazione, il ruolo di vassallo obbediente di un monarca assoluto. peraltro legittimato soltanto dalle fortune economiche costruite, per essere benevoli, con la furberia e gli intrallazzi politici.

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